Dalla partitocrazia imperfetta alla partitocrazia perfetta.

Vent’anni fa iniziavano a circolare mail che elencavano i privilegi dei parlamentari. Leggendo il lungo elenco di servizi gentilmente offerti dallo stato e l’ammontare mensile dello stipendio si rimaneva indignati, perché? Una persona comune lavorava otto ore al giorno per portare a casa un milione e ottocentomila lire, oggi lo stesso per milleduecento euro senza nessun privilegio, pagandosi tutto.

S’iniziava anche a dire che i parlamentari fossero troppi e che bisognava ridurne il numero per risparmiare quella cifra di sperperi. Privilegio=spreco e sfregio alla povertà. Ma in realtà, si stava parlando alla pancia degli italiani, si stava cercando di suscitare sentimenti ed emozioni irrazionali che oggi sfociano in uno dei ragionamenti più comuni: riduciamoli per punirli, così per un po’ di loro finisce la pacchia. Senza pensare invece che basterebbe tagliare un po’ di privilegi anche perché, gli stessi privilegi, per i restanti parlamentari rimangono lì dove sono.

Ebbene, dopo vent’anni siamo chiamati a votare SI’ per la riduzione, NO per mantenere il numero attuale. Ma perché questo processo di provocazione delle masse è iniziato tanto tempo fa?

Perché prima di attuare grandi cambiamenti bisogna predisporre il popolo, creare una corrente di pensiero, non informare, non istruire, non fornire strumenti di critica ma predisporre, tanto più che per un cambiamento così importante è necessario proprio il voto del popolo, per ora.

E’ evidente a tutti come i partiti esercitino un determinato controllo sui propri eletti ma anche come non sempre riescano a selezionare i più fedeli. Qualcuno sfugge sempre. L’esempio più lampante è il Movimento 5 Stelle da cui periodicamente fuoriesce qualcuno perché in contrapposizione con il vertice, che poi in questo caso, si tratta di un vertice nemmeno eletto. Con meno onorevoli da eleggere il controllo sarà più facile, verranno selezionati i più fedeli.

Dovremmo anche chiederci se i partiti facciano sempre gli interessi del popolo o piuttosto talvolta quelli di stakeholders privati. Se già ci preoccupiamo che la rappresentanza del Molise o di quella piccola provincia si riduce, forse dovremmo preoccuparci ancora di più per il fatto che per un parlamento ridotto nel numero e ridotto agli uomini di stretta fiducia dei partiti sarà molto più facile apportare qualche modifica voluta da un ristretto gruppo di persone/stakeholders e non dalla maggioranza degli italiani. Perché le modifiche alla costituzione se le approveranno da soli con i due terzi del parlamento senza dover ricorrere ai referendum.

Allora ridurre il numero dei parlamentari per risparmiare, sono chiacchiere per il popolo tanto più che già Gelli nel suo piano lo aveva messo come punto da attuare.  La democrazia vale più di 50 o 100 milioni di euro, non c’è cifra per cui la si possa vendere. La libertà non ha prezzo.

Dalla partitocrazia imperfetta alla partitocrazia perfetta.

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