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I pastori di Acerra: «Qui moriamo di diossina, come le nostre pecore”

«Accà se more comm’e mmosche». Questa la sintesi di Antonio C. (nome di fantasia), pastore di Acerra. E in effetti, all’ingresso del suo pascolo ci si imbatte in un ammasso di animali morti. Tre pecore, ma anche due cani dal corpo straziato e ancora caldo, consumato da tumori fulminanti. «Mio fratello se n’è andato così – racconta – In poche settimane, stroncato da un cancro alla spina dorsale e da metastasi ovunque». La stessa forma che colpisce le pecore, dovuta a tassi elevatissimi di diossina nel sangue. Il fratello di Antonio ne aveva 255 picogrammi, a fronte dei 5 massimi tollerati dall’organismo.

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